lunedì 30 settembre 2019

Pronuncia


§1 Toni
Il norvegese condivide con lo svedese due toni differenzianti il significato di parole altrimenti omofone: il tono singolo ed il tono doppio. Dunque, l’unica differenza di pronuncia tra fare (pericolo) e faret (il percorso) è il pattern tonale.
Non mi dilungherò ulteriormente su questo tema abbastanza complicato, anche perché la realizzazione dei toni è soggetta a variazione regionale/dialettale, e addirittura esistono dialetti in cui questo tratto è del tutto assente.

§2 Accento e quantità
Nella maggior parte delle parole norvegesi è la prima sillaba ad essere accentata, diversamente è probabile che ci si trovi di fronte a prestiti stranieri. Le sillabe accentate sono sempre lunghe.
Nella sillaba accentata la vocale (o la consonante) può essere lunga o breve. Se la vocale è lunga, solitamente è seguita da una consonante singola. Se la vocale è breve, essa è seguita da una consonante lunga (di solito rappresentata da una consonante doppia od un cluster consonantico). Nel caso di consonanti come /p, b, t, d, k, g/ la “quantità” si riferisce alla forza di articolazione piuttosto che alla durata. Nelle sillabe non accentate, sia le vocali che le consonanti sono brevi.

Nei seguenti tre paragrafi esploreremo il sistema fonetico del norvegese. I simboli sono quelli dello IPA (International Phonetic Alphabet), scritti tra /.../.

§3 Consonanti

/p/ Spelling: p, pp
Si pronuncia come in italiano: pen (carino), prosa (prosa), hop (folla). È lunga in hoppa (saltare).

/b/ Spelling: b, bb
Si pronuncia come in italiano: be (chiedere, pregare), blå (blu), stab (bastone). È lunga in snobb (snob), jobbar (lavori).

/t/ Spelling: t, tt
Si pronuncia come in italiano: ta (prendere), gate (strada), lat (pigro). È lunga in: natt (notte), rotte (ratto).
La t è muta nella forma definita dei sostantivi neutri: eplet (la mela), landet (il paese). Va pronunciata in posizione finale nei prestiti dal francese: ballett (balletto), bukett (bouquet), parkett (parquet); va pronunciata anche nelle parole contenenti -stel: apostel (apostolo), tistel (cardo).

/d/ Spelling: d, dd
Si pronuncia come in italiano: dag (giorno), drepa (uccidere), bad [bagno (stanza)]. È lunga in redd (impaurito), padde (rospo).
Spesso è muta a fine parola dopo una vocale, e di solito dopo /r/: blad (foglia, giornale), blod (sangue), glad (lieto, contento), god (buono), jord (terra, suolo); viene però pronunciata in Gud (Dio), bad [bagno (stanza)], lærd (istruito), mord (omicidio), verdi (valore).

/k/ Spelling: k, kk
Corrisponde a ch in chiesa, chiosco, ecc.: koka (bollire), krig (guerra), bok (libro). È lunga in takka (ringraziare), blekk (inchiostro).
Diversamente da quanto accade in inglese, non è muta se precede /n/: knapp (bottone, scarso), kne (ginocchio), kniv (coltello), knott (moscerino), knusa (rompere, infrangere).

/g/ Spelling: g, gg
Corrisponde a g in grande, gara, mai a g in gioco, giro: (camminare), glede (gioia), mager (magro), dag (giorno). È lunga in figga (implorare), legg (gamba).
Diversamente da quanto accade in inglese, non è muta se precede /n/: gnaga (masticare), gniar (avaro), gnål (opprimente). È muta se precede j: gjennom (attraverso), gjera (fare), gjerning (azione, atto).

/f/ Spelling: f, ff
Si pronuncia come in italiano: far (padre), fred (pace), golf (golf). È lunga in gaffel (forchetta), bløf (bluff).

/v/ Spelling: v, (w)
Si pronuncia come in italiano: vi (noi), veke (settimana), liv (vita). Solitamente è pronunciata prima di /r/: vri (torcere), vrinska (nitrire), vrøvl (sciocchezze). La lettera w si pronuncia come /v/: watt (watt).

/s/ Spelling: s, ss, c, z
Corrisponde alla fricativa alveolare sorda italiana in storia, stormo, sano: seia (dire), lesa (leggere), straks (immediatamente), celle (cellula), zoolog (zoologo). È lunga in masse (massa), lass (carico).

/ʃ/ Spelling: sh, sj, skj, ch, sk + i, y, ey, øy
Corrisponde a sc in sciame, scindere, scena.
- sj: sjalu (geloso), sjel (anima), sjuk (malato), sjø (mare);
- skj: skjegg (barba), skjorte (maglia), skjøna (capire), skønnlitteratur (letteratura);
- sk + i, y, ei, øy: ski (sci), skip (nave); sky (nuvola), skyta (sparare); skeise (pattinare), skeiv (caustico, corrotto), skøyte (schiaffeggiare);
- sh- (si trova solo in qualche prestito straniero): sheriff, sherry, shipping, shorts;
- ch- in prestiti come champagne, attaché.

/h/ Spelling: h
Non è mai muta: hage (giardino), heim (casa), hugsa (ricordare).

/ç/ Spelling: kj, tj, k + i, y, ey, øy
Simile a hu nell’inglese hue, huge, Hugh, pronunciato con più frizione sollevando verso il palato la parte frontale o centrale della lingua e creando quindi un passaggio molto stretto per l’aria: tjørn (stagno), tjue (vénti), tjukk (spesso, robusto), tjuv (ladro), tjære (catrame), kjære (caro), kjellar (cantina, scantinato), kjenna (conoscere), kjærleik (amore), kjøtt (carne), kilo (chilo), kyst (costa), keisar (imperatore), køyra (guidare).

/r/ Spelling: r, rr
La pronuncia di r varia a seconda del dialetto e della regione di appartenenza. È possibile utilizzare la r vibrante alveolare all’italiana e la vibrante uvulare (“erre francese”): redd (impaurito), ri (cavalcare), verre (peggiore), far (padre), mor (madre). Deve essere pronunciata chiaramente a fine parola: finger (dito), flygar (pilota), stor (grande), tar (ind. pres. prendere), ma non necessariamente nei plurali dei sostantivi né in molte forme di verbi al presente.

/j/ Spelling: j; g + i, y, ey, øy; gj, hj
Si pronuncia come gli in foglio, voglia: ja (sì), jente (ragazza), gi (dare), gyldig (valido), geit (capra), gøy (abbaiare), gjennom (attraverso), hjå (con).

/l/ Spelling: l, ll
Si pronuncia come in italiano: land (paese), le (ridere), plikt (dovere); lunga in gull (oro), tull (sciocchezze). Notare che /l/ prima di un’altra consonante ed in posizione finale ha la stessa pronuncia delle parole sopraelencate: kalv (vitello), hall (sala), val (scelta, elezione).

/m/ Spelling: m, mm
Si pronuncia come in italiano: mat (cibo), meg (me), koma (venire). Lunga in: lam (agnello), dammen (la diga). La /m/ lunga in posizione finale si scrive m: dum (stupido), kam (pettine).

/n/ Spelling: n, nn, nd
Si pronuncia come in italiano: natt (notte), snill (gentile), pen (carino). Lunga in: tynn (sottile), synd (peccato), kan (ind. pres. potere).

/ŋ/ Spelling: ng
Equivale a ng nell’inglese sing, hanging: lang (lungo), song (canzone), mange (molti), tunge (lingua).

Le lettere c, q, w, x, z, usate di rado, isolate si pronunciano in questo modo: /se:, kʉ:, dubbel ve:, eks, set/.

§4 Vocali
Tenendo in considerazione i monottonghi sia lunghi che brevi, si può dire che il norvegese ne possegga 18.

/i:/ Spelling: i
Esempi: fin (bene), liv (vita), ri (cavalcare).

/y:/ Spelling: y
Si pronuncia come /i:/, ma le labbra vanno ben arrotondate e protruse: by (cittadina), sy (cucire). Si faccia pratica nella distinzione tra i due suoni con bli (diventare) – bly (piombo), lin (lino) – lyn (lampo), ni (nove) – ny (nuovo), ri (cavalcare) – ry (fama).

/i/ Spelling: i
Esempi: inne (dentro), finna (trovare), vinna (vincere).

/y/ Spelling: y
Si pronuncia come /y:/ ma è breve: bytte (bottino), synd (peccato). Si pratichi nella distinzione tra /i/ e /y/ con list (stratagemma) – lyst (voglia), sikla (sbavare) – sykla (pedalare), rigg (sartiame) – rygg (schiena).

/e:/ Spelling: e
Esempi: eta (mangiare), be (chiedere, pregare).

/ø:/ Spelling: ø
Si pronuncia come ö nel tedesco hören: brød (pane), sjø (mare), trø (calpestare).

/e/ Spelling: e
Come /e:/ ma breve: enda (ancora), lett (facile).

/ø/ Spelling: ø
Come /ø:/ ma breve: øks (ascia), søtt (dolce), rønna (la topaia).

/æ:/ Spelling: æ
Simile alla a inglese in bad: bær (bacca), ære (onore). Alcuni dialetti non fanno distinzione tra /æ:/ ed /e:/.

/æ/ Spelling: æ, e
Come /æ:/ ma breve: ætt (famiglia, discendenza), væske (liquido), ert (pisello), sterk (forte). Molti dialetti non distinguono /æ/ ed /e/.

/a:/ Spelling: a
Esempi: avsides (remoto), lat (pigro), sta (testardo).

/a/ Spelling: a
Come /a:/ ma breve: arv (eredità), hatt (cappello), bratt (ripido).

/ɔ:/ Spelling: å, o
Si pronuncia come la o italiana in orso, orlo: (crudo), stå (stare), (camminare), lova (promettere), sova (dormire).

/ɔ/ Spelling: å, o
Come /ɔ:/ ma breve: rått (crudo), stått (part. pass. stare), gått (part. pass. camminare), dogg (rugiada), kokk (cuoco), lokk (coperchio).

/u:/ Spelling: o
Si pronuncia come la u italiana in urlo, ultimo, ma con labbra maggiormente arrotondate: ord (parola), bok (libro), sko (scarpa).

/u/ Spelling: o, u
Come /u:/ ma breve: ost (formaggio), fort (velocemente), koffert (tronco), bukk (cervo), bukser (pantalone), bukt (baia), dum (stupido), dunk (bozzo), lukt (odore), tung (pesante).

/ʉ:/ Spelling: u
Si pronuncia come la ü tedesca in über: ute (fuori), hus (casa), mus (topo), sju (sette).

/ʉ/ Spelling: u
Come /ʉ/ ma breve: ull (lana), full (pieno), kunna (conoscere, essere in grado di).

§5 Dittonghi

/ei/ Spelling: ei
Si pronuncia /æi/, simile ad ei nel tedesco eins, mein ma più aperto: ein (uno), leik (gioco), rein (pulito), nei (no).

/øy/ Spelling: øy
Si pronuncia /øi/: øy (isola), gøyma (nascondere), køyra (guidare), høy (fieno).

/ai/ Spelling: ai
Come nella i inglese in I, ride: haika (fare autostop), hai (squalo), kai (molo). Non è un dittongo comune.

/au/ Spelling: au
Si pronuncia /øʉ/, in alcuni dialetti /æʉ/: auga (occhio), aust (est), haust (autunno), sau (pecora).

/ɔy/ Spelling: oy
Esempi: konvoi (convoglio), soyabønne (fagiolo di soia). Non è un dittongo comune.

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