§1 Toni
Il norvegese
condivide con lo svedese due toni differenzianti il significato di
parole altrimenti omofone: il tono singolo ed il tono doppio. Dunque,
l’unica differenza di pronuncia tra fare (pericolo) e faret
(il percorso) è il pattern tonale.
Non mi dilungherò
ulteriormente su questo tema abbastanza complicato, anche perché la
realizzazione dei toni è soggetta a variazione regionale/dialettale,
e addirittura esistono dialetti in cui questo tratto è del tutto
assente.
§2
Accento e quantità
Nella
maggior parte delle parole norvegesi è la prima
sillaba ad essere accentata, diversamente è probabile che ci si
trovi di fronte a prestiti stranieri. Le sillabe accentate sono
sempre lunghe.
Nella sillaba
accentata la vocale (o la consonante) può essere lunga o breve. Se
la vocale è lunga, solitamente è seguita da una consonante singola.
Se la vocale è breve, essa è seguita da una consonante lunga (di
solito rappresentata da una consonante doppia od un cluster
consonantico). Nel caso di consonanti come /p, b, t, d, k, g/ la
“quantità” si riferisce alla forza di articolazione piuttosto
che alla durata. Nelle sillabe non accentate, sia le vocali che le
consonanti sono brevi.
Nei seguenti tre
paragrafi esploreremo il sistema fonetico del norvegese. I simboli
sono quelli dello IPA (International Phonetic Alphabet), scritti tra
/.../.
§3
Consonanti
/p/ Spelling: p,
pp
Si
pronuncia come in italiano: pen
(carino), prosa
(prosa), hop
(folla). È lunga in hoppa
(saltare).
/b/
Spelling: b, bb
Si pronuncia come in italiano: be
(chiedere, pregare), blå
(blu), stab
(bastone). È lunga in snobb
(snob), jobbar
(lavori).
/t/
Spelling: t, tt
Si pronuncia come in
italiano: ta
(prendere), gate
(strada), lat
(pigro). È lunga in: natt
(notte), rotte
(ratto).
La t
è muta nella forma definita dei sostantivi neutri: eplet
(la mela), landet (il paese). Va pronunciata in posizione finale nei
prestiti dal francese: ballett
(balletto), bukett
(bouquet), parkett
(parquet); va pronunciata anche nelle parole contenenti -stel:
apostel
(apostolo), tistel
(cardo).
/d/
Spelling: d, dd
Si pronuncia come in italiano: dag
(giorno), drepa
(uccidere), bad
[bagno (stanza)]. È lunga in redd
(impaurito), padde
(rospo).
Spesso è muta a fine parola dopo una vocale, e di
solito dopo /r/: blad
(foglia, giornale),
blod
(sangue), glad
(lieto, contento), god
(buono), jord
(terra, suolo); viene però pronunciata in Gud (Dio), bad
[bagno (stanza)], lærd (istruito),
mord
(omicidio), verdi
(valore).
/k/
Spelling: k, kk
Corrisponde a ch
in chiesa, chiosco, ecc.: koka
(bollire), krig
(guerra), bok
(libro). È lunga in takka
(ringraziare), blekk
(inchiostro).
Diversamente da quanto accade in inglese, non è
muta se precede /n/: knapp
(bottone, scarso), kne
(ginocchio), kniv
(coltello), knott (moscerino), knusa
(rompere, infrangere).
/g/
Spelling: g, gg
Corrisponde a g
in grande, gara, mai a g
in gioco, giro: gå
(camminare), glede
(gioia), mager
(magro), dag
(giorno). È lunga in figga
(implorare), legg
(gamba).
Diversamente da quanto accade in inglese, non è
muta se precede /n/: gnaga
(masticare), gniar
(avaro), gnål (opprimente). È muta
se precede j:
gjennom
(attraverso), gjera
(fare), gjerning
(azione, atto).
/f/
Spelling: f, ff
Si pronuncia come in italiano: far
(padre), fred
(pace), golf
(golf). È lunga in gaffel
(forchetta), bløf (bluff).
/v/ Spelling: v, (w)
Si pronuncia come in italiano: vi (noi), veke
(settimana), liv (vita). Solitamente è
pronunciata prima di /r/: vri
(torcere), vrinska
(nitrire), vrøvl (sciocchezze). La lettera w si
pronuncia come /v/: watt (watt).
/s/ Spelling: s, ss, c, z
Corrisponde
alla fricativa alveolare sorda italiana in storia, stormo, sano: seia
(dire), lesa (leggere), straks (immediatamente), celle
(cellula), zoolog (zoologo). È lunga in masse (massa),
lass (carico).
/ʃ/
Spelling: sh, sj, skj, ch, sk + i, y, ey, øy
Corrisponde
a sc in sciame, scindere, scena.
-
sj: sjalu (geloso), sjel (anima), sjuk
(malato), sjø
(mare);
-
skj:
skjegg
(barba), skjorte
(maglia), skjøna
(capire), skønnlitteratur
(letteratura);
-
sk + i, y, ei, øy:
ski (sci),
skip
(nave); sky
(nuvola), skyta
(sparare); skeise
(pattinare), skeiv
(caustico, corrotto), skøyte
(schiaffeggiare);
-
sh- (si trova solo in qualche prestito straniero): sheriff,
sherry,
shipping,
shorts;
-
ch- in prestiti come champagne,
attaché.
/h/
Spelling: h
Non
è mai muta: hage (giardino), heim (casa), hugsa
(ricordare).
/ç/
Spelling: kj, tj, k + i, y, ey, øy
Simile
a hu
nell’inglese hue, huge, Hugh, pronunciato con più
frizione sollevando verso il palato la parte frontale o centrale
della lingua e creando quindi un passaggio molto stretto per l’aria:
tjørn
(stagno), tjue
(vénti), tjukk (spesso,
robusto), tjuv (ladro), tjære
(catrame), kjære
(caro), kjellar
(cantina, scantinato), kjenna
(conoscere), kjærleik
(amore), kjøtt
(carne), kilo
(chilo), kyst
(costa), keisar
(imperatore), køyra
(guidare).
/r/
Spelling: r, rr
La
pronuncia di r
varia a seconda del dialetto e della regione di appartenenza. È
possibile utilizzare la r vibrante alveolare all’italiana e
la vibrante uvulare (“erre francese”): redd (impaurito),
ri (cavalcare), verre (peggiore), far (padre),
mor (madre). Deve essere pronunciata chiaramente a fine
parola: finger (dito), flygar (pilota), stor
(grande), tar (ind. pres. prendere), ma non necessariamente
nei plurali dei sostantivi né in molte forme di verbi al presente.
/j/
Spelling: j; g + i, y, ey, øy; gj, hj
Si
pronuncia come gli
in foglio, voglia: ja
(sì), jente
(ragazza), gi (dare), gyldig (valido), geit
(capra), gøy
(abbaiare), gjennom
(attraverso), hjå
(con).
/l/
Spelling: l, ll
Si
pronuncia come in italiano: land
(paese), le
(ridere), plikt
(dovere); lunga in gull
(oro), tull
(sciocchezze). Notare che /l/ prima di un’altra consonante
ed in posizione finale ha la stessa pronuncia delle parole
sopraelencate: kalv (vitello), hall (sala), val
(scelta, elezione).
/m/
Spelling: m, mm
Si
pronuncia come in italiano: mat (cibo), meg (me), koma
(venire). Lunga in: lam (agnello), dammen (la diga). La
/m/ lunga in posizione finale si scrive m: dum (stupido), kam
(pettine).
/n/
Spelling: n, nn, nd
Si
pronuncia come in italiano: natt (notte), snill (gentile), pen
(carino). Lunga in: tynn (sottile), synd (peccato), kan (ind. pres.
potere).
/ŋ/
Spelling: ng
Equivale
a ng nell’inglese sing, hanging: lang
(lungo), song (canzone), mange (molti), tunge
(lingua).
Le
lettere c, q, w, x, z, usate di rado, isolate si pronunciano in
questo modo: /se:, kʉ:, dubbel ve:, eks, set/.
§4 Vocali
Tenendo in considerazione i monottonghi sia lunghi che brevi, si può
dire che il norvegese ne possegga 18.
/i:/ Spelling: i
Esempi: fin
(bene), liv
(vita), ri
(cavalcare).
/y:/ Spelling: y
Si pronuncia come /i:/, ma le labbra vanno ben
arrotondate e protruse: by
(cittadina), sy
(cucire). Si faccia pratica nella distinzione tra i due suoni con bli
(diventare) – bly
(piombo), lin
(lino) – lyn
(lampo), ni
(nove) – ny
(nuovo), ri
(cavalcare) – ry
(fama).
/i/ Spelling: i
Esempi: inne
(dentro), finna
(trovare), vinna
(vincere).
/y/ Spelling: y
Si pronuncia come /y:/ ma è breve: bytte
(bottino), synd
(peccato). Si pratichi nella distinzione tra /i/ e /y/ con list
(stratagemma) – lyst
(voglia), sikla
(sbavare) – sykla
(pedalare), rigg
(sartiame) –
rygg
(schiena).
/e:/ Spelling: e
Esempi: eta
(mangiare), be
(chiedere, pregare).
/ø:/ Spelling:
ø
Si pronuncia come ö nel tedesco hören: brød
(pane), sjø (mare), trø (calpestare).
/e/ Spelling: e
Come /e:/ ma breve: enda (ancora), lett (facile).
/ø/ Spelling: ø
Come /ø:/ ma breve: øks
(ascia), søtt (dolce), rønna (la topaia).
/æ:/ Spelling: æ
Simile alla a inglese in bad: bær (bacca), ære
(onore). Alcuni dialetti non fanno distinzione tra /æ:/ ed /e:/.
/æ/ Spelling: æ, e
Come /æ:/ ma breve: ætt (famiglia, discendenza), væske
(liquido), ert (pisello), sterk (forte). Molti dialetti
non distinguono /æ/ ed /e/.
/a:/ Spelling: a
Esempi: avsides (remoto), lat (pigro), sta
(testardo).
/a/ Spelling: a
Come /a:/ ma breve: arv (eredità),
hatt (cappello),
bratt
(ripido).
/ɔ:/ Spelling: å, o
Si pronuncia come la o italiana in orso, orlo: rå
(crudo), stå (stare), gå
(camminare), lova (promettere), sova (dormire).
/ɔ/ Spelling: å, o
Come /ɔ:/ ma breve: rått (crudo), stått (part.
pass. stare), gått
(part. pass. camminare), dogg (rugiada), kokk (cuoco),
lokk (coperchio).
/u:/ Spelling: o
Si pronuncia come la u italiana in urlo, ultimo, ma con labbra
maggiormente arrotondate: ord (parola), bok (libro),
sko (scarpa).
/u/ Spelling: o, u
Come /u:/ ma breve: ost (formaggio), fort
(velocemente), koffert (tronco), bukk (cervo), bukser
(pantalone), bukt (baia), dum (stupido), dunk
(bozzo), lukt (odore), tung (pesante).
/ʉ:/ Spelling: u
Si pronuncia come la ü tedesca in über: ute
(fuori), hus (casa), mus (topo), sju (sette).
/ʉ/ Spelling: u
Come /ʉ/
ma breve: ull (lana), full (pieno), kunna
(conoscere, essere in grado di).
§5 Dittonghi
/ei/ Spelling: ei
Si pronuncia /æi/, simile
ad ei nel
tedesco eins,
mein ma
più aperto: ein
(uno), leik
(gioco), rein
(pulito), nei
(no).
/øy/ Spelling:
øy
Si pronuncia /øi/: øy (isola), gøyma (nascondere),
køyra (guidare), høy (fieno).
/ai/ Spelling: ai
Come nella i inglese in I, ride: haika
(fare autostop), hai (squalo), kai (molo). Non è
un dittongo comune.
/au/
Spelling: au
Si pronuncia /øʉ/,
in alcuni dialetti /æʉ/:
auga
(occhio), aust
(est), haust
(autunno), sau
(pecora).
/ɔy/ Spelling: oy
Esempi: konvoi
(convoglio), soyabønne
(fagiolo di soia). Non è
un dittongo comune.
Etichette: grammatica, pronuncia